ROMA AL CONDIZIONALE - 1) La Bottega dei Cinefili

Con il sodale e "jeromissimo" Fabio Colagrande inauguriamo da questo numero un itinerario di stampo borgesiano, linea spezzata ed erratica tra i non-luoghi di una Capitale tutta "al condizionale". Un viaggio fantastico in una Roma parallela che infiamma i sogni dei nuovi dandies. Sul filo del più puro e inconcludente (ma quanto mai vitale, per noi gentiluomini e gentildonne di spirito!) divertissement letterario girovagheremo per negozi, bar, locali, ristoranti, rivendite, teatri, cinema che NON esistono ma dovrebbero esistere. Inutile dunque cercare indirizzi e riferimenti precisi a fine articolo; utile invece auspicare future declinazioni concrete almeno per  qualcuno di questi sogni ad occhi aperti.   Beh? Non ci avete capito niente?E allora leggete, leggete, leggete...

Vi piacerebbe indossare, anche solo per un istante, la blusa rossa sdrucita che sbarcò con un garibaldino a Quarto? Fasciarvi i capelli come Maria Maddalena al cospetto di Gesù? O stupire gli amici esibendo sul petto la camicia di lino, debitamente macchiata di tempera, del Caravaggio? Cotali sfizi fanta-storici sono ora a portata di mano e, notizia ben più importante, a buon prezzo. Da poche settimane infatti ha aperto i battenti nel quartiere di Borgo a Roma, in via dei Tre Pupazzi, la 'Bottega di Cinefili'. Pochi metri quadri completamente invasi da mucchi di costumi di scena, rigorosamente sterilizzati e catalogati, provenienti dai magazzini di Cinecittà. Pezzi da collezionisti come le divise del film su Garibaldi girato da Alessandro Blasetti nel 1951, sono accanto ai semplici ma suggestivi costumi fatti disegnare nel 1971 da Franco Zeffirelli per il suo "Gesù di Nazareth", o ancora ai più recenti manufatti creati per le fiction Rai. Spesso ovviamente non si tratta proprio dei pezzi indossati dai protagonisti, ma c'è comunque da divertirsi girovagando tra giacche con alamari, sciarpe di seta, improbabili tricorni, gonne con i cerchi alla 'Via col Vento', eleganti culotte, redingote vellutate e camicie da notte spettrali. Non manca, per i più egocentrici, la possibilità di indossare l'abito bianco tagliato su misura per Neri Marcoré per la sua recente ed assai discussa interpretazione di Papa Luciani. Anche se passeggiare in cotal guisa lungo le Mura Vaticane potrebbe insospettire qualche Guardia Svizzera.

Ma come ricordato sopra, la circostanza più lieta, e al contempo più bizzarra, che caratterizza il varo di questa nuova attività, è la possibilità di accaparrarsi i vari indumenti con una spesa ridicola. Possibilità ho detto, poiché il buon Ruggero Facchioni, l'intrepido ottantenne, reduce di Cinecittà, che ha creato questo piccolo antro delle meraviglie, ha scelto di instaurare un bizzarro sistema di compravendita. Agli avventori che esprimono la volontà di acquistare uno qualsiasi dei pezzi del suo catalogo viene infatti richiesto di rispondere a un quiz. Sì, avete letto bene. Il Facchioni si alza lentamente dal suo divano bisunto sistemato in fondo al negozio, esamina il pezzo scelto dall'acquirente, ne scruta il cartellino che ne riporta la storia e poi fulmina con i suoi occhi azzurri l'improvvido avventore rivolgendogli una domanda a bruciapelo: 'Sa dirmi quali altri film ha girato Blasetti?'. Oppure: 'Quale pittura del Caravaggio possiamo ammirare a Roma?'.  O a chi chiede un abito bianco usato da una comparsa in  'Otto e mezzo': 'Quale film di Fellini si apre con le immagini di un elicottero che trasporta una statua di Cristo?'.

L'interrogativo è rivolto con un sorriso beffardo, con la voce sommessa, e coglie spesso di sorpresa. Ma nella maggior parte dei casi chi conosce la risposta non esita a darla prontamente. E' allora - e solo allora - che lo stesso Facchioni gli consegna il prezioso indumento al simbolico prezzo di cinque euro. Un'iniziativa bislacca che intende premiare ovviamente il cultore di cinema, il vero appassionato provvisto di una buona cultura e allo stesso tempo scoraggiare chi entra nella 'Bottega del Cinefilo' solo per sfizio o - peggio - perché 'comprare i costumi di scena è una gran ficata'. A coloro che infatti restano muti di fronte alla domanda fatale, o peggio balbettano improbabili risposte arrampicandosi pietosamente sugli specchi della loro ignoranza, il Facchioni propone prezzi inabbordabili per poi rimirarli mentre abbandonano il suo negozio a mani vuote con le gote paonazze dalla vergogna. L'iniziativa pare avere già un certo successo tra i giovani universitari romani, costretti a ripassare un po' di storia dello spettacolo, chini sui libri fino a tarda ora, pur di rimediare un cimelio cinematografico.  E pare che anche qualche nobildonna radical-chic squattrinata, pur di aggiudicarsi il foulard della Magnani in 'Roma Città aperta', abbia riaperto, dopo decenni, un libro di storia. Miracoli del Facchioni.

Fabio Colagrande

Jun 18, 2010
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